Troppo spesso ci perdiamo nell’effimero della quotidianità perdendo di vista il nesso centrale della nostra esistenza: l’esperienza umana. Siamo così presi dal lavoro, dagli affanni e dai vizi che non ci ricordiamo più perché siamo qui e dove stiamo andando. Sia chiaro, nessuno sa qual è lo scopo di un uomo in questo mondo, ma spesso ci ritroviamo aridi, persi in situazioni senza senso. Incravattati, seduti nella propria postazione, in macchina nel traffico, sdraiati sul divano o persi con lo sguardo fisso sul monitor di un computer che mostra le nudità di una donna e la pochezza dell’anima. Smarriti in una dimensione diabolica dove tutto si sussegue senza un filo logico e comunque senza speranza di uscire fuori, come se fossimo sotto l’effetto di un sortilegio.
Eppure di tanto in quando qualcosa dentro di noi sembra urlare, dimenarsi incatenata. La possiamo sentire e quando riusciamo a percepirla ci sentiamo vivi di nuovo. Succede quando ti fermi a sentire il rumore della pioggia che cade incessantemente, quando respiri il profumo dell’erba bagnata, quando ti accorgi della risata di un bambino o dello stupore che vive nello scoprire qualcosa di nuovo, un alba, un tramonto, il mare in tempesta o la visione mozzafiato di una vallata dalla cima di una montagna. Ma è frastornante quando perdi qualcuno che conosci, qualcuno che ti ha voluto bene e che tu hai amato. Perché quando succede agli altri tutto scorre normale come una notizia di cronaca letta sul giornale o sentita alla televisione. Ma quando colpisce direttamente te, beh, allora cambia tutto. Nel dolore percepisci qualcosa di più profondo che va al di là del corso naturale degli eventi. Allora ti risenti vivo e capisci che tutto quello che stai facendo è sbagliato. Che non c’è nulla di vero nel lavoro, nella frustrazione, nel muto della casa, o nell’incazzatura al semaforo. Il traffico si trasforma in un momento di follia nel non senso dell’esistenza umana. Ti chiedi perché cazzo sei qui e a che cosa serve tutto ciò. Chi siamo, dove andiamo davvero. E’ davvero tutto frutto di una coincidenza? Siamo davvero meno di invisibili puntini nell’universo infinito. E pensi al prima, al presente e a quello che verrà e cerchi una soluzione ad un enigma indecifrabile. Quanti prima di me hanno vissuto e pensato e pianto e si sono disperati nel comprendere che la nostra parentesi un giorno avrà fine e saremo di nuovo nulla, come lo eravamo anni fa, secoli fa, millenni fa, ere fa e prima ancora quando ancora non si era formato il nostro pianeta e il sistema solare e la via lattea e le altre galassie. E ti manca il fiato e ti ricordi quella sensazione di angoscia che ti faceva correre dritto nel letto dei tuoi genitori, disperato, un bambino ce per la prima volta capiva che era questione di tempo e che sarebbe stato destinato semplicemente a non essere più. E ora sei ritornato ad avere tredici anni e piangi nel tuo letto, solo. Un giorno, come anni fa, smetterai semplicemente di esistere e lascerai il posto ad altre anime che si svilupperanno, cresceranno, avranno paura e un giorno capiranno che che tutto avrà fine. Tu c’eri arrivato prima di loro come d’altronde prima di te lo aveva scoperto la tua mamma e il tuo papà, i tuoi nonni, i tuoi avi, Cristoforo Colombo, Leonardo Da Vinci, Carlo Magno, Cesare, Catullo, Virgilio, Omero e Ramsete III. Com’era quando ancora non esistevi? Non ti fa paura pensare che quella sensazione di nulla sarà così per l’eternità? Già, l’eternità: mi va male la testa solo a pensarci. Eppure è inevitabile che prima o poi si finirà tutti così. Umili e potenti, schiavi e re, gatti, cani e tartarughe. Prima o poi si svilupperanno delle entità, bruceranno e si consumeranno come candele di cera per non essere mai più. E allora, ripeto, che senso ha il lavoro, la cravatta macchiata, l’incazzatura del traffico, quella bella donna nel monitor che sinuosa si muove sopra un corpo di uomo perfettamente scolpito. Voglio un Dio, un Dio amoroso che mi possa proteggere da questo inferno. Voglio potermi guadagnare una vita eterna insieme a tutte le persone che ho amato e che mi hanno amato, ma cazzo, non ci credo. Siamo sicuri che sia stato Dio a inventare l’uomo per amore e non il contrario per disperazione? Se non c’è nulla di là, anzi se c’è proprio il nulla, che razza di scherzo di cattivo gusto ha combinato il caso? Perché darci la coscienza se poi siamo destinati a non essere mai stati? Che senso avrà avuto il nostro passaggio? Anche Hitler è giustificato a suo modo. Oggi forse no, ma tra cinquecentomila anni? Che senso avrà il nazismo, il terzo reich e i campi di concentramento? Niente.
Immaginati una persona, un tizio qualunque. Raffiguratelo come vuoi. Gli occhi, i capelli, il taglio del viso, la mascella, il corpo. Immagina le imperfezioni del suo viso oppure la perfezione dei suoi lineamenti. Insomma, immaginati una persona mai vista e mai conosciuta, ma plausibilmente reale.. Beh, ci credi se ti dico quella persona è esistita davvero oppure esisterà? Magari trecento anni fa o se vuoi tra duecento da ora. Quella persona potrebbe benissimo essere tuo padre per me o il mio per te.
Un’esistenza unica, irripetibile e al tempo stesso angosciosa. Ecco cosa siamo. Che tu ti droghi o diventi il presidente del consiglio, non cambierà niente. Un giorno non ci sarai più e, con il passare degli anni e dei secoli, verrai dimenticato da tutti, come tutti.
Sai, qualcuno magari farà il gioco che ti ho suggerito prima e riuscirà a visualizzare un viso e mettendolo a fuoco nella propria mente penserà "è solo un viso, come tanti altri me ne potevo immaginare" e invece, chissà come, avrà pensato proprio a te.
Posso respirare in questo momento. E’ un enorme privilegio. E’ il dono più prezioso che si possa avere e la maledizione più grande al tempo stesso, ma finché sono è giusto sorridere a tutto e a tutti. Abbiamo questo in comune: condividiamo la stessa parentesi temporale. Ed è vero, come ti comporterai non cambierà niente: puoi anche diventare un serial killer se lo vuoi, ma una cosa è certa. In questa nostra storia senza senso ci sarà sempre la distinzione tra bene e male, tra buoni e cattivi. E questo mi da speranza sai. L’amore. L’amore c’è. L’amore per la donna che starà al tuo fianco, per la tua famiglia e per l’umanità intera. Forse davvero non avrà senso la nostra esistenza, ma se proprio devo scegliere, beh, io preferisco essere tra le schiere dei buoni.
Il rumore dello scrosciare della pioggia è diventato improvvisamente più dolce. Lo ascolto come se fosse una sinfonia di Bach. Respiro a pieni polmoni e mi assaporo il dolce profumo dell’erba bagnata. Sento un bambino che ride nell’appartamento di fianco, ignaro dei miei lugubri pensieri…
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